Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere

Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere

La storia di Luciano, una ricostruzione interiore

Quando Luciano inizia a raccontare, nelle sue parole torna spesso la mamma: è della sua casa che vuole parlare, perché qui sono conservati i ricordi più emozionanti della sua famiglia, i momenti di festa vissuti insieme, davanti ad un camino sempre acceso di inverno, e con le finestre sempre aperte d’estate, dove ha trascorso tutta la sua infanzia. Ed è proprio alla casa materna che va il primo pensiero, quella notte del 6 aprile, quando la terra trema e la paura gela il respiro. Un attimo che sembra eterno. Prima il rumore assordante, poi il silenzio, lo sgomento e la consapevolezza che nulla sarà più come prima.

“È stato un evento che ha modificato la mia vita, quella dei miei genitori, dei miei nonni, e che ci ha costretto a rivedere tutto il nostro quotidiano” ammette con malcelata emozione Luciano.

Anni sospesi tra speranza e dolore

Da quella notte è iniziato un lungo viaggio tra incertezza e speranza. Anni faticosi, anni sospesi, trascorsi tra l’attesa della ricostruzione e il timore che nulla potesse davvero tornare com’era. “Anni di vita persi, buttati via" come dice lui stesso, schiacciati dal peso delle lungaggini burocratiche e dall’ombra costante del passato.

Il terremoto non si è limitato a distruggere le case, ha minato le certezze, ha spezzato equilibri. La paura non se ne va, si nasconde tra i pensieri, riaffiora nei sogni, nelle piccole crepe della memoria. Anche quando Luciano cerca di parlare d’altro, il fantasma di quella notte torna a farsi sentire.

 

Casa retro

Cortile

Il vecchio barile

 

Non è stato per niente facile ripartire, trovare la forza anche quando in fretta e furia si è dovuto organizzare il trasloco di tutti i mobili dalla casa, destinati chissà per quanto a rimanere impolverati in qualche magazzino. Non è stato facile neanche spostarsi, in un tempo indefinito, lungo il litorale, in un albergo che è diventata casa, in una dimensione di sospensione. Tornare al lavoro, e a fine giornata concedersi una lunga infinita passeggiata per allentare la tensione, e lasciare andare qualche lacrima di rabbia.

Ma poi, lentamente, la ricostruzione ha iniziato a prendere forma. E con essa è arrivata la consapevolezza che restare in attesa non era più un’opzione. Luciano ha scelto di essere parte attiva di quel cambiamento, di non subire il destino, ma di sfidarlo. Da lì l’idea di seguire direttamente le fasi di questo percorso di ripartenza, iniziare a dialogare con le ditte e direttori lavori, destreggiarsi nelle lungaggini della burocrazia. Ha imparato a parlare la lingua della ricostruzione. E quando la comunità del piccolo comune di Fagnano ha avuto bisogno di una guida, è stato lui a farsi avanti, diventando presidente del Consorzio, dove si trova la casa della mamma.

Per circa 8 anni diventa punto di riferimento degli abitanti del piccolo Consorzio, che si affidano a lui con fiducia: come prima cosa, studiare le leggi, farsi una cultura su temi così lontani dal suo percorso di studi.

 

Casa ingresso

La macchina da cucire della nonna

La radio di famiglia

 

"Vedere quei cantieri trasformarsi in case, mattone dopo mattone, è stata la mia più grande soddisfazione," racconta. "La ricompensa più grande per tutta la fatica, per tutto quello che abbiamo passato."

Oggi le case del Consorzio sono state finalmente riconsegnate. Gli anni difficili sono alle spalle, ma il ricordo non sbiadisce.

Sua madre, quando ripensa a tutto, gli chiede ancora: "Come abbiamo fatto a uscirne? Come abbiamo resistito senza impazzire?" E Luciano non ha una risposta definitiva. Sa solo che sono stati forti. Lui, la sua famiglia, tutti quelli che hanno scelto di credere che fosse possibile ricostruire, che non hanno permesso al dolore di fermarli.

 

I nonni materni che hanno vissuto nella casa

 

“Alla fine penso che la ricostruzione sia stata anche una ricostruzione interiore, una ripartenza” conclude Luciano.

Luciano e la sua famiglia sono riusciti a ricostruire le loro case, ma soprattutto le loro vite. E, in fondo, sono rinati una seconda volta.

 

 

Questo sito web utilizza cookie tecnici necessari per il corretto funzionamento delle pagine; NON sono utilizzati cookie di profilazione finalizzati all'invio di messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall'utente nell'ambito della navigazione in Rete. Il sito web consente l'invio di cookie di terze parti (tramite i social network). Accedi all'informativa estesa, per leggere le informazioni sull'uso dei cookie e su come scegliere quale cookie autorizzare. Cliccando sul tasto Accetto o proseguendo nella navigazione, si acconsente all'uso dei cookie.