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programmazionefase di PROGRAMMAZIONE

  Fonte finanziaria: Delibera C.I.P.E. 135/2012
  Descrizione oggetto di intervento:
La torre di proprietà comunale è posizionata sulla parte più alta del borgo, ed è un edificio a pianta circolare con diametro interno di 3,89 metri e spessore murario di 1,46 metri. Il suo sviluppo verticale raggiungeva, prima dell’evento sismico, una altezza complessiva di 20 metri. Era caratterizzata da un fusto cilindrico di diametro costante su cui si aprivano due bucature; sulla parte sommitale era distinguibile un sistema a mensola che sosteneva il parapetto merlato del cammino di ronda, costituito da beccatelli alternati a caditoie in pietra lavorata. Il sistema di risalita interno era costituito da una scala lignea a doppia rampa molto ripida, che si innestava su solai lignei disposti secondo altezze di interpiano di circa 4,60 metri. La realizzazione del pesante solaio di copertura in cemento armato, rovinosamente precipitato a seguito del sisma 2009, sembra da attribuirsi all’uso della torre durante il secondo conflitto bellico, divenuta base di una postazione antiaerea. Un piccolo abbaino, aperto sul solaio in cemento armato, consentiva l’uscita in copertura nella zona delle merlature. Alla data antecedente gli eventi sismici del 6 aprile 2009 la torre era accessibile al pubblico: i visitatori potevano salire fino alla quota di copertura scoprendo, in una visuale unica, la morfologia del borgo e il suo contesto paesaggistico.
  Epoca di costruzione:
La storia della torre è di fatto la storia del paese di Santo Stefano di Sessanio, soprattutto nella fase di insediamento ed incastellamento del borgo. I primi insediamenti si fanno risalire al periodo dell’Alto Medioevo, approssimativamente nel periodo della colonizzazione monastica. Dopo le invasioni saracene e con i cambiamenti connessi al processo di “al livellamento” si avvia presumibilmente, la fase di formazione del castellum di Santo Stefano. La presenza di insediamenti rurali e la vicinanza al convento cistercense di Santa Maria del Monte accreditano l’ipotesi dell’esistenza sulla sommità del colle di una torre di solo avvistamento, a scopo difensivo. L’edificio era costituito inizialmente dal solo fusto cilindrico privo di coronamento, con porta di accesso ad una quota elevata e con finestre, tutti elementi incorniciati da blocchi in pietra. Sarà proprio la presenza di questo singolare elemento edificato a determinare la genesi del tessuto edilizio circostante. L’evolversi delle tecniche militari e l’avvicendarsi di fenomeni rovinosi inducono cambiamenti e modifiche della versione originale della torre. E’ possibile riferire al periodo angioino la sua trasformazione più vistosa che aggiunge alla canna cilindrica originale l’apparato a sporgere del coronamento impostato su beccatelli a tre aggetti che trasformano di fatto la torre in un vero presidio di difesa del borgo. Sostanziali cambiamenti seguirono, anche nel borgo di Santo Stefano, alla vendita nel 1579 della Baronia di Carapelle a Francesco I dei Medici. Il restauro della torre, senza cambiamenti sostanziali, venne ricompreso nei più generali lavori di abbellimento del borgo, ormai al centro di un’intensa attività commerciale, tanto da essere, successivamente e in modo improprio, definita “torre medicea”. Ulteriori e successivi interventi di riparazione per danni di guerra e per quelli causati dai disastri naturali, tra cui sicuramente precedenti terremoti, hanno riguardato la torre.

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  Descrizione dello stato di danno:
A seguito del sisma del 2009 la torre è quasi completamente distrutta; resta in piedi un grosso lacerto murario di altezza variabile.
La torre è stata sottoposta ad un intervento di messa in sicurezza: rimozione delle porzioni di muratura in pericolo di crollo, protezione di tutta la muratura non crollata e realizzazione di un presidio di sicurezza, realizzato in tubo giunto, con cui si è da subito riproposto l’originale skyline della torre.
Il materiale del crollo è stato recuperato e conservato, sia per il materiale sciolto delle pietre in bozza, che per le parti lapidee lavorate di beccatelli, mensole e imbotti di porte e finestre.

  Esito di agibilità: E

  Importo finanziato: € 1.505.000,00

  C.U.P. E75C13000440001

 

progettazionefase di PROGETTAZIONE

  Tipologia di intervento:
Restauro, consolidamento, riparazione del danno, miglioramento sismico del lacerto murario, riedificazione delle porzioni crollate della Torre e recupero funzionale.

  R.U.P:
Geom. Domenico Gioia
  Progettista:
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI L’AQUILA
Coordinatore Scientifico: Prof. Ing. Dante Galeota
PROGETTO ARCHITETTONICO: Ing. Stefano Balassone, Ing. Lorenzo Cantalini, Prof. Arch. Alessandra Tosone (consulenza scientifica).
PROGETTO STRUTTURALE: Prof. Ing. Dante Galeota, Ing. Stefano Avola.
CARATTERIZZAZIONE CHIMICO FISICA DELLE MALTE: Prof. Ing. Raimondo Quaresima.
PROGETTO GEOTECNICO: Prof. Ing. Gianfranco Totani.

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torre tav4clicca per ingrandire

  Descrizione scelte progettuali:

La riedificazione della torre di Santo Stefano si inquadra, coerentemente con i contenuti del Piano di Ricostruzione, come volano di una nuova fase di ripresa e di sviluppo del piccolo centro, ripartendo proprio dall’edificio che ne ha segnato la genesi fondativa e che più lo rappresenta in termini simbolici ed iconografici.
Il progetto di ricostruzione della torre assume i caratteri di un’operazione di restituzione e riproduzione di memoria, nella direzione della conservazione e della tutela del suo valore storico e testimoniale.
Il progetto mira quindi a ridefinire per analogia l’immagine architettonica della torre e a riconfigurare la sua originale spazialità interna, conservando il lacerto murario e ricostruendo la “fabbrica” attraverso un sistema costruttivo murario che recupera e riusa il materiale originale.
La ricostruzione della torre può definirsi un azione di “conservazione attiva” che si traduce in due indirizzi di progetto: uno legato alla riparazione del danno e al miglioramento sismico dell’esistente e l’altro alla restituzione dei suoi caratteri spaziali e alla riorganizzazione dei contenuti funzionali.
La prima fase di studio ha riguardato la definizione di un modello in grado di restituire le caratteristiche metriche, dimensionali e proporzionali della torre, attraverso l’analisi e il confronto della documentazione grafica e fotografica della fase pre-sisma, mediante la validazione metrologica e tramite la documentazione dell’archivio della Soprintendenza B.S.A.E. per l’Abruzzo.
La seconda fase di conoscenza ha riguardato il complesso degli studi e delle analisi sulla muratura in elevazione non crollata e sul sistema fondale (profondità e caratteristiche del terreno), al fine di individuare modi e tipi di consolidamento e restauro del lacerto murario e di ricostruzione della parte mancante.
Il progetto di consolidamento e restauro sulla muratura residuale al crollo prevede interventi di tipo tradizionale con iniezioni a bassa pressione su entrambe le facce del paramento, visto lo spessore rilevante.
Il progetto di ricostruzione della parte crollata della torre sceglie di ripristinare integralmente la natura materiale dell’edificio adottando una diversa e innovativa versione dello stesso apparecchio murario, utilizzando il materiale lapideo recuperato dal crollo per la costruzione del paramento esterno ed interno, cui viene interposto un nucleo strutturale realizzato mediante un conglomerato di calce pozzolanica priva di cemento.
Gli interventi di miglioramento sismico sulle strutture oltre che a ricomprendere quelli di consolidamento delle strutture esistenti riguardano anche la realizzazione di un vincolo di incastro in fondazione, la riedificazione delle nuove strutture in elevazione e la connessione di queste con le strutture esistenti.
Gli interventi in fondazione prevedono la realizzazione di un sistema di cordoli insistenti sul piano di posa delle fondazioni esistenti e ad esse strettamente vincolati. Tale sistema di cordoli, oltre ad accrescere la superficie utile delle fondazioni, accoglie le teste di una serie di micropali, i quali, oltre a garantire un buon vincolo di incastro al suolo, trasferiscono i carichi provenienti dalle sovrastrutture su terreni calcarei rilevati in profondità.
La connessione tra nuove strutture e quelle esistenti è garantito da tre elementi: le barre verticali in fibra di vetro disposte nel nucleo interno; il reticolatus, il quale si sviluppa in elevazione senza soluzione di continuità tra le diverse parti; i ricorsi trasversali in fibra di acciaio opportunamente ancorati alle strutture esistenti.
Il progetto recupera inoltre la torre in termini funzionali come contenitore della sua storia attraverso l’organizzazione di un percorso interno in grado di far rileggere la sua originale spazialità lasciata libera per l’intera altezza. Il sistema di salita, perimetrale alla circonferenza muraria della torre, diviene luogo della sua rappresentazione spaziale, e spazio di narrazione di contenuti espositivi.
L’inserimento della copertura trasparente nell’ultimo tratto del percorso inoltre aumenta il livello di illuminazione naturale all’interno della torre, utile ad una adeguata visibilità e accessibilità della stessa, e contemporaneamente ne enfatizza la spazialità, creando un gioco chiaroscurale tra gli elementi inseriti e le superfici murarie.
Tutto il percorso di risalita è caratterizzato dall’integrazione del sistema di illuminazione contenuto nel parapetto della scala con quello previsto alla quota delle passerelle orizzontali. Anche sul piano sommitale della torre è prevista un sistema di illuminazione in grado di assicurare la messa in valore della merlatura e dell’apparato a sporgere della torre.

 

attuazionefase di ATTUAZIONE

Affidamento
  Procedura d'appalto:
  Data di pubblicazione del bando:      Scadenza:
  Importo lavori a base d'asta:      Importo lavori: 

 

Esecuzione
  Direttore lavori:
  Coordinamento sicurezza:
  Impresa esecutrice:
  Data inizio lavori:   Data fine lavori: